Prima ancora delle ville e dei battelli, Como è stata per secoli la città della seta. Nelle sue valli si piantavano gelsi e si allevavano bachi, lungo i torrenti giravano le ruote delle filande, nelle strade del centro e dei quartieri si sentiva il battito dei telai. Ancora oggi il nome di Como è legato in tutto il mondo ai tessuti serici di alta qualità, e capire questa storia aiuta a leggere la città con occhi diversi.
Le origini: gelsi, bachi e i primi torcitoi
La lavorazione della seta nel Comasco affonda le radici a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento, quando i duchi di Milano incoraggiarono in Lombardia la coltivazione del gelso, le cui foglie sono l'unico nutrimento del baco da seta. All'inizio del Cinquecento risalgono le prime manifatture documentate in città, legate alla torcitura del filo. Per secoli la seta rimase però un'attività in gran parte domestica e artigianale: le famiglie contadine allevavano i bachi in casa, i bozzoli venivano trattati nelle filande e il filo prendeva la strada dei laboratori di tessitura.
Il paesaggio stesso ne portava i segni. Filari di gelsi segnavano i campi della Brianza e delle colline intorno a Como, e la stagione dei bachi scandiva il calendario di intere comunità.
L'Ottocento: Como capitale europea della seta
La vera svolta arriva con l'industrializzazione, nella seconda metà dell'Ottocento. Telai meccanici, nuove tecniche di produzione e la disponibilità di energia idraulica lungo i corsi d'acqua, come il torrente Cosia che attraversa la città, trasformano le botteghe in fabbriche. In pochi decenni Como conquista un ruolo di primo piano in Europa nella produzione e nell'esportazione di tessuti serici.
In questo clima nasce nel 1869 la scuola di setificio, oggi Istituto "Paolo Carcano", pensata per formare tecnici capaci di governare un'industria sempre più complessa. Accanto alla scuola si svilupperà nel tempo anche una stazione sperimentale dedicata alla seta: segno di come, a Como, la seta sia stata non solo lavoro ma anche ricerca e formazione.
Dal baco alla stampa: come cambia il distretto
Il Novecento porta con sé un lungo cambiamento. Intorno agli anni Cinquanta la coltivazione del gelso e l'allevamento dei bachi vengono progressivamente abbandonati, mentre cresce la concorrenza dei paesi dell'Estremo Oriente nella produzione della materia prima. Como non smette di lavorare la seta, ma si specializza nelle fasi a più alto valore: tessitura, tintoria, finissaggio e soprattutto stampa, ambito in cui il distretto comasco diventa un punto di riferimento internazionale per la moda.
È per questo che ancora oggi, passeggiando per la città e i suoi dintorni, si incontrano edifici industriali storici, scuole tecniche e aziende tessili: la seta non è un ricordo del passato, ma un'attività che continua a far parte dell'identità economica del territorio.
Il Museo della Seta
Il luogo migliore per scoprire questa storia è il Museo della Seta di Como, in via Castelnuovo. Il progetto nacque a metà degli anni Ottanta per iniziativa di associazioni locali legate al mondo del setificio, e il museo fu inaugurato nel 1990 all'interno dell'edificio che ospita l'istituto tecnico, costruito tra il 1968 e il 1975 su progetto degli architetti Lorenzo Muzio e Franco Tartaglino.
Il percorso espositivo racconta l'intero ciclo produttivo:
- l'allevamento del baco e la produzione dei bozzoli;
- la trattura e la torcitura, che trasformano il bozzolo in filo;
- la tessitura, con telai e macchinari storici;
- la tintoria, la stampa e il finissaggio, fino al tessuto pronto per la moda.
Accanto alle macchine sono esposti attrezzi, documenti, campionari e tessuti che testimoniano l'epoca d'oro della seta comasca. Il museo propone anche percorsi pensati per pubblici diversi, compresi itinerari tattili, olfattivi e in Lingua dei Segni Italiana, che lo rendono interessante anche per chi viaggia con ragazzi. Per giorni di apertura e modalità di visita consultate il sito ufficiale del museo.
La seta in città
Dopo il museo, guardate Como con occhi nuovi: le vetrine con foulard e cravatte, i vecchi complessi industriali e le scuole tecniche raccontano un legame che dura da secoli. Se soggiornate da Angel's House, a circa 700 metri dal Duomo e a pochi minuti a piedi dal centro storico, potete costruire una giornata a tema seta alternando la visita al museo con una passeggiata in centro, senza bisogno dell'auto.
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